Aave vs Kelp DAO: Court Battle Over $71M Freeze

Aave chiede a un tribunale federale di New York lo sblocco di $71M congelati su Arbitrum dopo l'exploit di Kelp DAO, sostenendo appartengano a utenti innocenti.

Eliza Crichton-Stuart

Eliza Crichton-Stuart

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Aggiornato

The Aave DAO Civil War
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$71 milioni sono attualmente bloccati su Arbitrum e Aave li rivuole indietro. Il protocollo di lending ha depositato una memoria presso un tribunale federale di New York il 4 maggio, richiedendo lo sblocco di circa 30,766 ETH congelati dopo l'exploit di rsETH di Kelp DAO; la disputa legale al centro della vicenda rappresenta uno degli scontri più insoliti che il web3 abbia mai prodotto.

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Come un hack di un bridge si è trasformato in un caso federale

I problemi sono iniziati ad aprile, quando gli attaccanti hanno trovato un modo per sfruttare il sistema che trasferisce i token tra diverse blockchain. Hanno creato rsETH contraffatti, il liquid staking token di Kelp DAO, utilizzandoli come collaterale per prendere in prestito circa $290 milioni da Aave. Le conseguenze sono state immediate: gli utenti si sono affrettati a prelevare i fondi, i lending pool hanno raggiunto il limite massimo e miliardi sono usciti dalla piattaforma in una finestra temporale brevissima. Alcuni depositanti non sono riusciti ad accedere al proprio denaro.

Il Security Council di Arbitrum ha risposto congelando circa 30,766 ETH collegati all'exploit, ponendo tali fondi sotto il controllo della governance. Quel blocco è ora oggetto di una battaglia legale federale.

Il punto è questo: chi sta spingendo per mantenere quei fondi bloccati non sta cercando di restituirli agli utenti di Aave. Si tratta di creditori che detengono sentenze non pagate contro la Corea del Nord.

L'angolazione della Corea del Nord che complica tutto

I querelanti nel caso sostengono che l'attaccante dietro l'exploit di Kelp DAO fosse collegato al Lazarus Group della Corea del Nord, un gruppo di hacker sponsorizzato dallo stato, già associato a numerosi furti crypto su larga scala. La società di analisi blockchain LayerZero ha puntato pubblicamente il dito contro il Lazarus Group subito dopo l'attacco. Su questa base, i querelanti sostengono che gli ETH congelati si qualifichino come proprietà nordcoreana, che possono quindi sequestrare per soddisfare sentenze legali di lunga data contro il paese.

Il team legale di Aave ha risposto duramente. Il documento afferma chiaramente che gli asset congelati appartengono a normali utenti del protocollo che non hanno alcun legame con la Corea del Nord, nessun coinvolgimento nell'hack e nessun motivo per essere coinvolti in una disputa geopolitica vecchia di decenni.

Il documento non contesta che le rimostranze dei querelanti contro la Corea del Nord possano essere legittime. L'argomentazione è che tali rimostranze non possono essere risolte sequestrando asset che appartengono a terze parti estranee ai fatti.

DeFi United e la spinta al recupero da $300 milioni

Mentre la battaglia legale prosegue, la community web3 non è rimasta a guardare. Aave, insieme a Consensys, Lido, Compound e la Avalanche Foundation, ha lanciato un'iniziativa di recupero coordinata chiamata DeFi United. La coalizione ha raccolto più di $300 milioni per ripristinare il valore di rsETH e coprire le perdite causate dall'exploit.

Questo contesto è fondamentale per capire perché Aave stia combattendo il blocco in modo così aggressivo. L'intero scopo dell'iniziativa di recupero era quello di risarcire gli utenti colpiti. Dirottare gli ETH congelati per soddisfare sentenze non correlate contro la Corea del Nord minerebbe direttamente tale obiettivo, ed è esattamente ciò che sostiene il documento di Aave.

"L'obiettivo della Restraining Notice contro Arbitrum DAO non è quello di aiutare gli sforzi di recupero globale per assistere le vittime del protocollo Aave", hanno scritto gli avvocati dei querelanti nel loro documento. Il team di Aave ha utilizzato questa ammissione come prova che il blocco è attivamente dannoso.

Se Arbitrum DAO possa essere citata in giudizio

C'è una questione legale secondaria sepolta in questo caso che potrebbe rivelarsi altrettanto significativa. La memoria di Aave contesta se Arbitrum DAO possa essere trattata come un'entità legale ai fini della notifica di blocco dei querelanti. Le DAO non rientrano perfettamente nelle categorie legali esistenti e Aave sostiene che i querelanti non abbiano notificato correttamente Arbitrum DAO come organizzazione formale.

Se il tribunale dovesse concordare, potrebbe invalidare il blocco per motivi procedurali prima ancora che venga decisa la questione sulla Corea del Nord. Sarebbe una vittoria significativa per l'iniziativa di recupero DeFi e un precedente potenzialmente importante su come i tribunali tratteranno le strutture di governance decentralizzata in futuro.

Cosa significa questo per gli sforzi di recupero DeFi

L'esito di questa vicenda conta molto oltre Aave e Kelp DAO. Ciò che la maggior parte dei player non coglie è che questo caso pone essenzialmente la domanda se un creditore terzo possa intercettare fondi durante il recupero post-hack, prima che raggiungano chi ha effettivamente perso denaro. La risposta che darà un tribunale federale determinerà come verranno gestiti legalmente i futuri exploit DeFi.

La tesi di Aave è che i fondi di recupero debbano fluire innanzitutto verso gli utenti colpiti. La posizione dei querelanti è che qualsiasi asset legato a un attore sanzionato sia un bersaglio legittimo, indipendentemente da dove finisca o da chi venga danneggiato nel processo.

Per chiunque segua lo spazio DeFi, questo è il tipo di caso da monitorare attentamente. Puoi trovare ulteriori approfondimenti sul web3 e sul gaming nella nostra sezione dedicata alle ultime notizie di gaming, e per una lettura più approfondita sui documenti legali e sulla posizione dei creditori, Aave sta inquadrando il blocco come un ostacolo attivo al recupero degli utenti. La prossima udienza determinerà se quei 30,766 ETH prenderanno finalmente la direzione giusta.

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aggiornato

giugno 9º 2026

pubblicato

giugno 9º 2026

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