Se hai mai navigato sul PlayStation Store chiedendoti come certi titoli siano riusciti ad arrivare sulla piattaforma, Sony ha appena risposto in modo diretto: eliminandone oltre 700.
Il numero totale di titoli rimossi potrebbe superare quota 1.000 se consideriamo tutto ciò che è stato cancellato a due publisher che stavano inondando lo store con il cosiddetto shovelware. Si tratta di giochi prodotti in serie, con investimenti minimi in termini di qualità, spesso pensati più per manipolare gli algoritmi di scoperta della piattaforma che per offrire un vero intrattenimento ai gamer.

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Il publisher finito nel mirino
Il punto è questo: non tutti si aspettavano una mossa simile. Almeno uno dei publisher colpiti ha rilasciato una dichiarazione pubblica, definendo la rimozione del tutto inaspettata. Il loro commento è stato sorprendentemente onesto: "È stato tanto inaspettato per noi quanto lo è stato per voi."
Lo stesso publisher ha confermato di avere giochi in fase di sviluppo attivo e già in cantiere per PlayStation al momento della rimozione. Nonostante il taglio netto, hanno promesso di continuare a pubblicare titoli su Nintendo Switch, Xbox e Steam, segnalando che il capitolo PlayStation potrebbe essere semplicemente chiuso per ora, senza che l'intera operazione cessi di esistere.
Cosa significa davvero "shovelware" in questo contesto
Il termine viene usato spesso a sproposito, ma in questo caso si riferisce a un pattern molto specifico. I publisher rilasciavano grandi volumi di giochi a basso sforzo, spesso costruiti attorno al Trophy farming, ovvero titoli pensati esclusivamente per permettere ai giocatori di sbloccare Trofei PlayStation con il minimo gameplay. Questi giochi "spazzatura" sono diventati una categoria riconosciuta tra una nicchia di utenti e Sony sembra aver finalmente deciso che la misura era colma.
Pare che tra i soggetti colpiti ci fosse il quarto publisher più grande del PlayStation Store per volume, il che dà la misura della portata di questa pulizia. Non si è trattato della sparizione silenziosa di pochi titoli oscuri, ma di una rimozione coordinata che ha preso di mira uno specifico modello di pubblicazione.
Perché Sony ha agito proprio ora
Sony non ha rilasciato una dichiarazione pubblica dettagliata sulle tempistiche, ma la mossa rientra in una strategia più ampia dei gestori di piattaforme per migliorare la qualità dei propri store. Il PlayStation Store è cresciuto a dismisura e la scopribilità è diventata un problema reale per gli sviluppatori di titoli validi. Quando giochi di scarsa qualità dominano i risultati di ricerca o i feed delle nuove uscite, i titoli di valore finiscono per essere sepolti.
Il punto chiave è che non si tratta solo di estetica o prestigio. Gli store che appaiono disordinati o di bassa qualità influenzano il comportamento d'acquisto. I giocatori che sentono di non potersi fidare di ciò che trovano su una piattaforma finiscono per spendere meno tempo e denaro. Sony ha tutto l'interesse economico a mantenere lo store curato e questa rimozione è un segnale chiaro di tale intenzione.
Cosa significa questo per chi naviga sullo store
Per l'utente PlayStation medio, l'effetto più immediato è un'esperienza di navigazione più pulita, almeno in teoria. Meno titoli di bassa qualità che competono per la visibilità significa un miglior rapporto segnale-rumore quando cerchi qualcosa di nuovo da giocare. Resta da vedere se Sony darà seguito a questa iniziativa con un controllo qualità costante o se si sia trattato di una purga una tantum.
L'impegno del publisher verso Xbox, Nintendo Switch e Steam solleva anche un'interessante questione su dove migrerà lo shovelware in futuro. Il fatto che Sony abbia tracciato una linea netta non fa sparire il fenomeno, lo sposta semplicemente altrove. Teniamo d'occhio se anche gli altri gestori di piattaforme seguiranno l'esempio. Dai un'occhiata anche a:








